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Anti-Zibaldone 2.0, intervista a Roberta Fausta Ilaria Visone

antizibaldone 2.0Anti-Zibaldone 2.0, scoprite l’intervits all’autrice

Per chi ama le poesie e le autobiografie, oggi siamo in compagnia di Roberta Fausta Ilaria Visone che ci ha concesso di farle delle domande inerenti al suo libro Anti-Zibaldone 2.0
Vorremo quindi porle alcune domande:

Di cosa parla nello specifico il suo libro?

L’amore vissuto nelle sue varie fasi, l’amicizia, l’esclusione sociale, il riscatto, Napoli: questi sono solo alcuni degli argomenti trattati nel mio libro, tant’è vero che mentre lo scrivevo mi è venuto il lampo di genio di dividerlo in sezioni tematiche, 7 manco a farlo apposta (è il numero magico della mia famiglia, oltre ad avere tanti significati in numerologia). È questo elemento a conferire il titolo al mio libro: chi conosce Leopardi sa del suo “zabaione” chiamato, appunto, Zibaldone di pensieri, quindi l’antitesi con la sua opera è solo di carattere meramente strutturale, essendo io un’archivista mancata.

C’è un particolare evento della sua vita che l’ha segnata in modo indelebile?

Ce ne sono stati vari, ma quello più forte è stata la morte di mio padre avvenuta 4 mesi e tre giorni fa. Il male del secolo si è frapposto fra lui e la vita, fra noi e lui, con veloce violenza. Come quando Novecento decise di punto in bianco di scendere dalla sua casa, il Virginian: “a me m’ha sempre colpito questa faccenda dei quadri. Stanno su per anni, poi senza che accada nulla, ma nulla dico, fran, giù, cadono” (Baricco,1994:44). Questo mentre vivevamo già una “sofferenza a lungo termine”, cioè la nonna materna che da giugno è allettata.
La morte di papà, così come quella della mia prof di tedesco al liceo per aneurisma cerebrale, è stato fra gli eventi che mi hanno fatto capire che la vita è qualcosa di evanescente, pertanto la cosa migliore da fare è mostrare ciò che si è, vivere i rapporti con la giusta intensità, senza troppo rimandare, senza troppi educati “poi” che in realtà indicano un “mai”. Superare le proprie paure e incertezze. Ecco, sebbene molti anni fa abbia inviato le mie poesie presso la casa editrice Albatros, e mi abbiano inviato pure il contratto che non potetti firmare per questioni economiche, per me pubblicare quest’opera significa superare la mia timidezza a riguardo: fino a poco tempo fa solo in circa 7-8 persone avevano letto le mie poesie. Era un lato di me che tenevo custodito gelosamente, lontano da giudizi, opinioni, lì, nella torre d’avorio. Un materiale di nicchia cui solo le persone “elette” potevano accedere. Ahimè, tranne in un paio di casi scelsi le persone inadeguate a discapito di quelle giuste. Papà si arrabbiava con me perché avrebbe voluto leggerle ma non ero pronta a mostrargliele, anche se lui conosceva i miei passi, che gli parlassi o mi radiografasse con lo sguardo. Mi fu dolcemente consigliato di leggergliele in ospedale, in quei 14 giorni di tran tran per il cambio della guardia a casa. Non ce l’ho fatta, non era ancora giunto il momento, mi mancava un ultimo tassello, cioè l’ultima poesia del libro. Il mio ragazzo pensa che sia stato anche il rimorso a farmi compiere il passo di pubblicare le poesie, e anche se è dura ammetterlo è così.
Questo evento mi ha segnata in modo indelebile: io che quando si sposò mia sorella pensai: “Devi campare 100 anni, così accompagnerai anche me sull’altare!”. E invece fran, ogni volta che ci penso non riesco a essere del tutto felice. Ma il mio fidanzato e mamma mi hanno dato una consolazione agrodolce: in mio fratello Igino c’è tutto l’amore dei miei, quindi è come se mi accompagnasse papà.

Voleva trasmettere anche un messaggio con la sua autobiografia?

Certo, e non uno solo.
In primis mi rivolgo a tutte quelle persone che idealizzano un rapporto per poi ritrovarsi a grattare il fondo del barile: non arrendetevi nel cercare ciò che davvero vi fa stare bene e, non appena l’avrete trovato, siate disposte a condividere questo bene con persone adeguate. Perché dico adeguate? Perché la vita, le molteplici esperienze in amore, amicizia, cuginanza, mi hanno insegnato che noi non siamo adatti a tutti e non tutti sono adatti a noi, che i tempi nostri non sono quelli altrui e viceversa, pertanto poiché la vita è un morso (per non dire una scala di pollaio etc. etc.) bisogna godersi gli istanti con chi ci desidera davvero, con chi sa apprezzare la nostra presenza e non con chi è cieco di fronte alle tante dimostrazioni di affetto, con chi ci dà il contentino che una persona infatuata vede come un castello. C’è anche una bella notizia però: il karma funziona davvero, quindi ciò che avrete seminato lo raccoglierete, what goes around comes around. Passerà del tempo, vi saranno tante bufere, ma raccoglierete prima o poi. E quando lo raccoglierete ci saranno gioie quanto malelingue: stay strong and carry on! Avanti tutta!
Un secondo messaggio lo rivolgo a tutte le persone che, come me fino a poco tempo fa, erano dominate dalla timidezza nel mostrarsi per ciò che si è. Siate voi stessi e la vita vi ripagherà. Non fatelo e saranno scissioni interiori a gogò. Mostrate ciò che sapete fare, le vostre inclinazioni. “Ci domandiamo: ‘Chi sono io per essere brillante, pieno di talento, favoloso?’ In realtà chi sei tu per NON esserlo? Siamo figli di Dio. Il nostro giocare in piccolo non serve al mondo. Non c’è nulla di illuminato nello sminuire se stessi cosicché gli altri non si sentano insicuri intorno a noi” (Williamson,1992:190-191).
Un terzo messaggio, non meno importante, lo rivolgo a tutti quelli che ignorano Napoli (e l’ignoranza si sa, va spesso a braccetto col disprezzo e con l’arroganza): certamente è più facile spezzare un atomo che un pregiudizio, ma chi saprà e vorrà carpire il mio messaggio su Napoli, nonché quello di tante altre persone più note di me, avrà la possibilità di aprirsi a un mondo fatto anche di eventi positivi, di persone che sanno rimboccarsi le maniche e stringere la cinghia in tempi di vacche magre. Riuscirà ad andare al di là dei reali problemi che esistono, sì, ma che non rappresentano la totalità di questa città meravigliosa.
Last but not least, un altro messaggio è quello di cercare di essere meno indifferenti ai problemi altrui e di andare al di là delle apparenze. Questo messaggio lo potrete trovare anche nella mia short story inserita nella prima sezione Dellʹattesa, dellʹinfatuazione, degli amori platonici e della cruda realtà.
Se poi troverete altri messaggi leggendo il mio libro, meglio ancora! 😀

Quando le è venuta l’idea di realizzare la sua opera?

In pratica mi sta chiedendo di spoilerare la prefazione?! Mettiamola così allora: da un sogno è partita l’idea e dopo giorni di riflessione ho pensato che fosse cosa buona e giusta realizzare la mia opera.

Cosa direbbe ad un lettore per invogliarlo ad optare per il suo libro tra una vasta scelta?

Direi che se conosce le lingue straniere può divertirsi a leggere talune mie poesie scritte in inglese, francese, tedesco (di alcune ho riportato anche la traduzione, quindi no problem!). Che vi sono molteplici piccole citazioni letterarie più o meno palesi, ovviamente non ai livelli di Eliot e del suo The Waste Land, ma ci sono. Che sarei felice se una mia poesia fosse in futuro usata come dedica per conquistare il cuore della persona amata (e anche se ottenesse l’effetto desiderato! Sa com’è, non è bello essere friendzonati dopo cotanta favella!). Che dietro quei versi c’è una persona che ha sofferto sofferenze magari simili alle sue, ma con tanta testardaggine, una non piccola dose di fortuna, una fede mai del tutto tramontata e persone adeguate accanto a sé, è riuscita e riesce ad andare avanti.

Cosa ne pensa degli ebook? Preferisce i libri cartacei o è anche a favore degli ebook?

In passato ero più bacchettona a riguardo, onestamente: “sacrilegio l’ebook!”, “è la morte del libro cartaceo!”, addirittura pensavo “è la morte dell’autore e delle librerie!”. Tuttavia, ricordandomi dell’invenzione di Gutenberg, oggigiorno mi viene da acquistare/scaricare anche ebook e di stamparli solo nel caso in cui siano voluminosi; se sono piccoli, invece, mi viene di leggerli al PC, com’è successo con Le spine nel cuore di Antonino Capuano che ho letto tutto d’un fiato al PC. Ciò ovviamente non muta il mio amore per il libro cartaceo: è un continuo Streben, toglietemi tutto ma non i miei libri! Inoltre fa tutt’altro effetto scrivere note, battute, smiley su un libro cartaceo rispetto a farlo su un ebook. Il libro lo devo cercare sugli scaffali, toccarlo con le mie mani, sentirne l’odore, osservarlo senza rischiare di perdere la vista: troppo tempo passato al PC stanca gli occhi e può far perdere la vista! Non a caso il mio ragazzo mi ha regalato una lucina da appoggiare sulla pagina come segnalibro per letture notturne. Al giorno d’oggi, tuttavia, sono anche favorevole agli ebook: che sia un cartaceo, un ebook, ciò che conta è che l’amore per la lettura, per la cultura, per l’istruzione, per la ricerca di noi stessi, non muoia mai. Specialmente le donne devono sentirsi onorate di poter accedere all’istruzione, quindi non diamo niente per scontato e rivolgiamoci ai libri.

Sta lavorando ad un altro progetto?

Certamente, sono stacanovista!
In primis mi occupo della parte di svedese del blog multilingue carmelindapotenza.it, progetto iniziato per hobby, per riprendere in mano una lingua piaciuta molto ma studiata poco (solo un semestre quasi alla fine della triennale), per sopperire all’attesa “stancanterrima” (mi passi questo neologismo che descrive solo il 10% di quello che in Campania abbiamo passato da settembre a fine novembre) di conoscere le date delle prove scritte e orali d’accesso al Tirocinio Formativo Attivo (TFA), aka il corso per ottenere l’abilitazione all’insegnamento.
Il secondo progetto, infatti, è proprio questo TFA: ho superato tutte le prove d’inglese grazie anche al fatto che nella prova scritta abbia scelto, in un raptus di follia, di inserire una delle mie saghe preferite come opera inglese ambientata a Londra: Harry Potter. Fra pochi giorni sosterrò anche l’orale di tedesco ma credo che frequenterò il corso di inglese, sia per un fatto di punteggio sia perché in questo lungo e allungato periodo del pre-TFA ho conosciuto delle persone squisite che mi dispiacerebbe non frequentare durante i corsi (senza offesa per i/le futuri/e tieffini/e di tedesco). Il mio amore per il tedesco resta immutato, ma evidentemente al TFA di questa classe di concorso ci dovrò arrivare in un secondo momento.
Un terzo progetto riguarda un altro blog di cui faccio parte: cosaresta.wordpress.com. Siamo quattro colleghe e amiche unite dall’amore per la letteratura e in questo blog riportiamo esperienze dirette e indirette di viaggi, lettura e tanto altro!
Penultimo progetto: trovare un lavoro in questo periodo che non si accavalli coi corsi del TFA. Una chimera, insomma!
Ultimo progetto: scrivere un’opera in prosa, modificando appunti e note scritte tempo addietro oppure partendo da zero. Un’opera ironica, sarcastica, satirica. Niente letture da diabete stavolta.

Se potesse ci sono delle parti del suo libro che cambierebbe?

Forse qualche piccolo errore ortografico come la lettera maiuscola a inizio verso laddove non c’è un punto prima di essa, ma per il resto nulla, assolutamente nulla. Ah sì, ci sono due cose che aggiungerei: quando ero a Weimar ascoltai la Consolation Des-Dur Freudvoll und leidvoll di Litzt e il Rondo capriccioso op. 14 Andante – Presto di Mendelssohn Bartholdy e mi sentii così presa da scrivere dei versi. Peccato abbia trovato queste due poesie solo pochi giorni fa!
Ovviamente sono pronta anche ad accettare eventuali critiche costruttive: un’opera non finisce quando la si pubblica, è un continuo work in progress insieme ai lettori.

Quale consiglio darebbe ad uno scrittore che si accinge alla stesura di un’autobiografia?

Do il consiglio dato alla terza domanda: di avere il coraggio di essere se stesso e di scrivere ciò che gli passa per la testa e per il cuore senza paura. Siamo tutti esseri umani, tutti possiamo sbagliare, tutti abbiamo il diritto di essere vulnerabili, di abbandonarci all’ira (ovviamente senza arrivare ad atti estremi, eh!). E chi ci giudica semplicemente per quell’istante di vulnerabilità non è una persona empatica, ergo non è adeguata. Inoltre dico anche che vi saranno sicuramente dei periodi di stagnazione interiore, di quelli in cui ci si imbatte nella alessitimia: è un termine che ho appreso da poco ma riguarda l’incapacità di esprimere le proprie emozioni tramite le parole. Ne ho sofferto pur io: dacché sfornavo poesie a gogò, per un lungo periodo non me ne uscivano chissà quante. Si può guarire, basta fare silenzio e ascoltare ciò che ci dice il cuore. Altri intoppi artistici sono favolosamente descritti nella puntata dell’anime Rossana n. 42, Il manoscritto.

La ringrazio del tempo che ci ha dedicato, le sue risposte saranno certo una fonte d’ispirazione per lettori e scrittori.

Si figuri, è stato un onore per me!

Scarlett Lovelace

Articolista freelance, Seo Specialist, ama condividere le sue passione per il mondo della moda, il benessere e tutto ciò che può catturare la sua attenzione